I Grandi Autori Contemporanei della Compagnia di Plesio:

L'onore perduto alla fiera di carnevale

Novella completa rosa tenue

 

    Quanto è bella l'innocenza quando alberga nel cuore di una dolce fanciulla, ma, ahimè, una pura e innocente giovanetta a quanti pericoli si espone se non conosce quanto di male al mondo, la possa insidiare!

    Con questa mia morale, magari discutibilissima per Te che mi leggi, quindi per dire un mio parere, sarebbe bene sempre dirle ben chiaramente, da chi e da che cosa la dolce fanciulla dovrebbe diffidare, in questo mondo stracolmo di "lupi cattivi"; infatti, per un falso sistema, in altri tempi le giovani innocenti ignorando cosa fosse l'uomo, da questo, all'occasione, si lasciavano fare qualsiasi cosa.

   Grazie al cielo, però, ai nostri giorni, questi casi sono divenuti piuttosto rari, salvo quando sia invece la "furbacchiona" a fare orecchie da mercante.

   Le vergini, oggigiorno, almeno così penso, sanno dove si trova il pericolo e per meglio evitarlo sanno quanto debba essere prudente il provarlo.

   Ora, visto che ci siamo addentrati nel discorso, se permettete Vi racconto un caso che pare fatto apposta per fare il punto su questo argomento così tanto attuale ai nostri giorni.

 

  Dovete sapere, che una certa Genuflessa, madre villana di Naggio, paesino di mezza montagna che sorge sulla spalla d'occidente della Valle del Senagra, donna devota che sbaciucchiava mastaa e rosari e che si vantava di parlare con San Pietro in grande e reverenziale confidenza, aveva una figliola che si chiamava Graziaceleste.

  Donna Genuflessa aveva una profonda stima per San Pietro, che considerava suo unico e confidenziale consigliere, anche perchè, essendo madre vedova non sapeva a chi altri rivolgersi in paese essendo queste questioni personali ed intime che avrebbero potuto dar adito a "linguaggini " di borgata. Giuaninvachéé, marito di Genuflessa, anch'egli villano, teneva con non poco orgoglio, il toro da monta del paese e mentre inseriva nella "canaula", la testa di una vacca al manzo, quest'ultima con una cornata colpiva il povero Giuaninvachee alla testa, uccidendolo sul colpo.

Pertanto la giovinetta, cresciuta sotto gli occhi austeri della madre, a soli quindici anni era di una bellezza celestiale, l'anima sua, più chiara di uno specchio, traspariva dai suoi occhi luminosi; insomma era candida come un giglio, ingenua e dolce come una colomba.

    La dolce Graziaceleste, era di indole buona, non conosceva ne invidia ne ambizione, ma un giorno, non si capisce per quale ragione, le saltò in testa un'idea balorda e cioè il desiderio di recarsi, come del resto tutti i valligiani fanno al ripresentarsi dell'occasione annuale , alla fiera di carnevale a Menaggio.

   Non poco vergognosa ma decisa, scese ai pascoli sopra Codogna dove la madre, in preghiera, accudendo il pascolo serale della capretta sbaciucchiava la mastaa del povero Giuaninvachee, ad esporre il suo pensiero.

   Ad una richiesta tanto inaspettata mamma Genuflessa rimase tutta sbigottita. 

             -"Vuoi andare alla fiera? Ma sei pazza? E che diamine vorresti andarci a fare a Menaggio alla fiera                 di carnevale?". - 

             -"Ma a fare quello che fan tutti, mamma! Divertirmi, comprare tante belle cose, come il torrone, le

                pipette di zucchero colorato, i gommoni di liquirizia, veli e quanto possa occorrere per la mia

                dote...oh mamma che bello, rispose candidamente la nostra Graziaceleste!?".

             -"Figlia mia, se vuoi nastri, cappellini, veli, stoffe e fisciù non hai che da dirlo,...ti faccio portar qui quello che vuoi, ma te ne prego, dimentica questa idea..., la fiera di Menaggio è un luogo assai pericoloso..."-

  Con questo suo dire mamma Genuflessa costrinse la bella Graziaceleste a replicare:

            -"Mamma, ti prego, ci voglio andare di persona. Voglio vedere, scegliere comprare, è diverso,

               capisci? E' divertente...".-

            -"No, replicò a sua volta bruscamente la madre, è sconveniente pertanto tu alla fiera non ci vai!".-

            -"Ed io ci voglio andare".-

            -"Hai detto: voglio!? Ebbene, allora io ti dico di no!".-

   A questo punto dai begli occhi di Graziaceleste scese una prima lacrima, poi cento le rigarono le belle gote ed infine mille scesero ad inondare il bel seno fiorente e delicato. La natura per potersi garantire ha dato un'arma a tutti, ovvero: le corna al bue, lo zoccolo al cavallo, l'artiglio al gatto, l'ardimento all'uomo,...e alla donna che ha dato? E' ovvio il pianto!

   Fu così che la povera Genuflessa combattuta tra l'amore e gli scrupoli, aveva il cuore in pezzi...

            -"Bambina mia, non piangere...oh, ma che devo fare?...non so resistere! Ascolta, Graziaceleste,

               parlerò col Curato, e se il sant'uomo approva tu partirai con lui".

  La notte poi, prima di prender sonno, la povera Lucia, com'era suo uso, si rivolse a San Pietro:

            -"Dimmelo tu, che cosa devo fare? Vuole andare alla fiera,... lo capisci?"

   Ma il Santo, quella sera, non voleva avere brighe e non si pronunciava, costringendo la povera donna Genuflessa a replicare:

            -" Su, parla, dimmi qualcosa,... che ti prende? Proprio questa sera ti neghi, che diamine!...che novità

                è mai questa?..."

Un silenzio gelido invase l'animo della donna, in quella stanza resa ancora più gelida dal freddo di quella notte fabbraiola, ad un certo punto, dopo un lungo e riflessivo silenzio il Santo ebbe un dire, raggelando ancora di più le carni gia congelate della povera donna Genuflessa:

            -" Sono perplesso...io penso che tua figlia sia troppo ingenua per andare tra la gente..."

            -" Ma allora non la mando!" replicò severa Genuflessa...

            -" No donna, che vada se proprio vuole andare, ma prima tu le devi aprire gli occhi sui pericoli che

                 potrebbe incontrare andando a quella fiera. Dille dunque quello che deve sapere...e...così sia".

   Detto questo, il nostro San Pietro, sorrise e benedisse, svanendo dietro l'alone del moccolo di candela rimasto acceso.

  Genuflessa si addormentò riconsolata dai consigli e la mattina, al cantar del gallo, chiamò la figlia:

            -" Senti Graziaceleste - le disse - sebbene controvoglia, ti do il permesso".

  Emidia fece un salto di gioia.

            -" ma prima, continuò la madre, ho qualcosa da dirti. Dunque, come ti posso dire,ah si, l'onore, ecco

                vedi figliola mia, l'onore è una cosa preziosa, che va gelosamente conservata. Devi sapere che una

                fanciulla ingenua, lontana dalla mamma rischia di perderlo...e... credimi  figliola, non c'è peggior

                cosa che perder l'onore".

Graziaceleste fissò, in quelle della madre, due pupille più chiare del mattino:

            -"Mamma, spiegati meglio,...che l'onore è prezioso, l'ho capito, ma come si fa a perderlo? dove

               risiede?! e poi come si fa a fare in modo di non perderlo?!

Dopo tutte queste domande della figlia, madre Genuflessa rimase alquano sconcertata e se la prese con quel povero San Pietro:

            -" Fa presto quello a dire - dille tutto - ma adesso nella peste ci sto io".

Le vennero nella mente mille frasi che avrebbero chiarito la faccenda, ma come le pensava si sentiva arrossire e si rimangiava tutto quanto pensava di dare in spiegazione alla figlia. Infinesi decise per l'azione, prese in mano una mano della figlia e gliela guidò in un certo posto, poi palpeggiandovi sopra, piano, piano, disse:

            -" E' qui, capito?... l'onore figliola mia sta proprio qui dentro".

            -" Ah! è qui, disse senza scomporsi l'innocente figliola. - Va bene mamma, ora che lo so, sta pur tranquilla, non lo perderò, presterò la massima attenzione".

 

Con il Curato ed una zia, lui sulla mula, lei sul suo bianco cavallo, Graziaceleste, finalmente, va alla fiera fiera a Menaggio in groppa anche lei ad un saltellante e giovane somarello tutto bardato a festa.

  A piedi, villani e villanelle li seguono in corteo cantando a squarciagola, scendendo dalla pendente mulattiera ecco che giungono prima a Velzo, poi a Codogna sino a Grandola dove si fermano a salutare i conterranei che man mano si scende la via si aggiungono al festante corteo.

  Ed ecco che, tra il vociare e lo stupore appare Menaggio. Sull'ampia porta del Largo Fossato i soldati fan la sentinella, ovunque è un gran brusio. Man mano si scende verso il centro si intreccia  un confuso via vai di gente, di carri e carrozze che salgono e scendono la erta via dei Castelli per poi doppiare le strade dei monti.

  Graziaceleste, con fare curioso e festante, si guarda intorno facendo sue tutte le meraviglie che per la prima volta nella sua vita le si parano innanzi. Nonostante ciò, non si scorda il saggio avvertimento della madre: - non perdere l'onore figlia mia -...perciò discesa giù dall'asinello, provvede a conservarlo.

  Fu così che la giovane e innocente giovanetta, facendo tesoro di quanto ben sa, mette la mano sotto il grembiulino e tenendo la gonnella preme forte il luogo che racchiude quel crespato tesoro, poi tutta lieta si incammina col curato tra le vie e le bancarelle della tanto agognata fiera di Carnevale  menaggina. 

  Tra le mille cose mai viste prima, ecco il cantastorie, la zingara che legge la mano, le bancarelle dei dolci e delle mercanzie, poi va al teatro dei burattini, dove vicino c'è pure mangiafuoco, Grazia celeste è estasiata da tutte queste meraviglie, ma la mano, dov'è la mano, perbacco la mano e sempre lì al suo posto a sostenere e proteggere l'onore finchè non vada perso. Ecco, guardate c'è pure un ciarlatano con la giacca dai bottoni d'oro che a squarciagola incanta i suoi cerotti ed i suoi vasetti di pomate miracolose; attorno a lui una folla di valligiani lo ascoltano incantati ed  a bocca aperta. Anche La nostra bella Graziaceleste giunta al bacone del gridone, lo ascolta incuriosita, però lei...la sua mano da lì non la stacca! Che diamine! La sua piccola ma ferma manina deve attentamente proteggere la sua candida rosa paesana.

 

   Guardate laggiù, improvvisamente qualcuno rompe il festante vociare della bella fiera menaggina..., guardate gente, al riparo, sta scoppiando il finimondo; nel contempo degli spari interrompono bruscamente lo spirito festaiolo. 

La gente urlante cerca rifugio qua e là nella confusione generale mentre i mercanti chiudono bottega in fretta e furia, delle voci si chiedono il perchè di tutto ciò, chi spara! - I soldati? - ma a chi? - Perchè mai?

  Una voce si eleva sulle altre: - hanno tirato a dei contrabbandieri perchè non volevano pagare il dazio sulle merci contrattate, Andiamo via, scappiamo, Non andate sul ponte di Cheglio, ci sono due morti e tutto il sangue per terra! - Graziaceleste, confusa e con il cuore in gola, corre come impazzita lontano da quella bolgia, raggiungendo il centro del borgo. Un enorme portone le si para dinanzi; lo apre, entra, e si trva in un vasto magnifico cortile, miracolosamente silenzioso e con lo sfarzo di una cà de sciuri. Sentendosi un poco rassicurata si appoggia ad una colonna per riprendere fiato, e per premersi il cuore con le mani...le mani...Oh Dio, l'onore! Correndo me lo sono dimenticato! e se l'ho perso?, ahimè! l'ho perso.

  Schiantata dal dolore, Graziaceleste, getta un grido e cade svenuta, o quasi, ai piedi di una scala. In cima a quest'ultima, divisa in molte sale si stendeva una immensa galleria piena di statue e di dipinti dei più celebri artisti del passato. In mezzo a quei tesori un giavane pittore intento a ricopiare un quadro antico intese il grido e si arrestò con il pennello in aria. Tese l'orecchio e dopo pochi istanti udì un pianto di donna; incuriosito posò la tavolozza e pian pianino si fece fin sulla porta. Vide e stupì. Scese la scala in fretta. La giovane piangente era talmente bella da vincere in bellezza tutte le grazie messe insieme.

         -"Perchè piangete?" chiese l'artista alla nostra Graziaceleste,che quasi implorando rispose...

         -"Perchè alla fiera ho perduto...

         -" Su su perbacco,  replicò con fare rassicurante il giovane artista"Cosa?"

         -"L'onore" rispose la poverina scoppiando nuovamente in singhiozzi disperati.

         -"Oh povera ragazza, che disgrazia! e chi è mai quel furfante, quel fellone che vi ha tolto l'onore? Ditemi il nome e lo ucciderò!"

         -Graziaceleste lo guardò con grandi occhi innocenti..."Nessuno..., nessuno me l'ha preso,io l'ho perduto, e basta".

         -"Questa si che è bella!...,Ma ditemi piuttosto, provate a raccontarmi come è andato il fatto?!

 

Graziaceleste lo illuminò per filo e per segno anche presa da un senso di protezione che il giovano le incuteva; fu così che lo zelante difensore dell'innocenza altrui, pensò di trarre il suo vantaggio.

 

          -"Ah... ora capisco piccola mia...ma su, non vi affliggete!  In fondo non è detto che l'abbiate perduto per davvero...Forse, cercando bene, lo si potrebbe ritrovare,...sentite, signorina, io d'onore me ne intendo, venite su con me che ci voglio verificare.

  Così dicendo la prese per mano e la condusse in una delle sale dov'era un canapè. Docile e silenziosa, facendo voti per il ritrovamento,Graziaceleste attese che il volenteroso si accingesse alle dovute ricerche.

  Egli, rialzando un lembo della veste, cominciò con lo scoprire il bel piedino, poi la gamba polputa, poi il ginocchio, lì dove finiva la calzetta si rivelò la carne tenerella. Più su, gradatamente, apparvero due cosce morbide, lucide e bianche come la neve, che l'innocente, forse per l'angustia, apriva e dilatava man mano che la veste risaliva. Ed ecco il fianco ricolmo, il ventre piatto, ed ecco, per i veri buongustai, il più recondito tesoro d'aurato crespo ornato, ed in mezzo a quello, fresca e intatta ecco la bella rosa. 

  A quella vista, con i nervi in convulsione e con le labbra tremanti il giovane ristette qualche istante.

         -"E allora c'è o non c'è" chiede Grazie Celeste con voce un poco rauca.

         -"C'è, rispose il pittore, ma purtroppo sta lì lì per perdersi".

         -"Oh Dio! Ed ora cosa dico alla mia mamma? ditemi gentiluomo, non si può proprio fare nulla, ditemi se c'è un rimedio per far si che non sfugga?"

         -"Certo il rimedio c'è, basta spingerlo su...ma potrebbe farvi un po' male".

         -"Sciocchezze!, io il male non lo temo. La mia sola paura è perdere l'onore...via, siate buono, rimandatelo su, ve ne scongiuro!"

 

  Il bravo artista, per accontentarla, spinse a fondo, e lei gridò, ma quel grido fu presto soffocato dal contento: dopo di che l'onore fu spinto e respinto con impegno. Per garantirsi il buon fine dell'operazione fu così che l'opera salutare fu ripetuta più volte, e quando alla fine il pittore si rialzò, Graziaceleste lo guardò languidamente e stringendolo forte mormorò: "Per essere proprio certi che non esca di nuovo, vogliamo spingerlo ancora un po' più su!?"

  Lui fece orecchie da mercante, diede un bacio alla bella e poi sparì.

 

  Dopo averla cercata tutto il giorno per tutta Menaggio, il parroco e la zia affranti dalla disperazione la ritrovarono dietro la balera, per l'occasione carnevalesca piazzata come ogni anno nella piazza principale. La poverina era infreddolita e confusa ma felice di aver conservato l'onore. Il priore la strinse a se la figliola felice per lo scampato pericolo, dopo di che, con altri paesani si diressero verso il Lerai dove lasciarono cavalli e somarelli al deposito comunale, sellarono le bestie e prima ancora del calar dei vespri tornarono a Naggio. 

 

  Giunti in prossimità della strada maestra che adduceva alla parrocchiale, mamma Genuflessa corse incontro alla figlia, la strinse con affetto tra le braccia e poi chiese...

        -"Dimmi figlia mia, è stato bello alla fiera, hai visto le belle maschere di Carnevale? Insomma ti è piaciuto laggiù a Menaggio?

        -"Oh mamma, no! E non voglio tornarci, lo sai mammina che mancò poco che perdessi l'onore?"

        -"Come sarebbe a dire..." disse la madre con un fil di voce.

        -"Mamma, sta tranquilla, che, grazie a quel signore, che ho incontrato per caso, tutto è tornato a posto!"

        -"A posto?... in quale modo..." rispose la madre.

        -"Ora ti spiego mamma, le si rivolse Graziaceleste con dire rassicurante, siccome stava per scapparmi fuori, lui, quel signore, l'ha respinto dentro"

        -"Dentro?...Dove?..."

        -"Ma come dove, oh mamma, ma qui no!"

  La madre gridò come un'ossessa e con un rantolo svenne. Sollevata di peso fu riportata a casa e adagiata nel suo letto. Graziaceleste in lacrime temeva che morisse.

        -"Mamma, diceva coprendola di baci, guardami, apri gli occhi, ti prego"

  Finalmente Genuflessa aperse un occhio, subito dopo l'altro, e quando riprese anche un po' di fiato lanciò in capo al suo letto un'occhiata fulminante e mormorò tra i denti rivolta a San Pietro:

        -"Bell'amico, di consigli a te non ne chiedo più".

 

Quanto scritto, per divertimento, è puramente frutto della fantasia senza riferimento alcuno a fatti e persone. 

Chiunque sospetti analogie con la realtà lo comunichi alla redazione con giustificate prove.

 

Agi 2008 -  Web-master "Compagnia di Plesio"

 

1969  -   I.T.I.S.  -   LECCO

Dedicato alla mia Prof. di lettere Sig.ra Giulia

che tanto si lamentava per il mio scrivere in misurato stile giornalistico.

Durante le ore di lettere mai così lungamente scrissi.

 

                      

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